C’e un reel di SportsBall uscito pochi giorni fa in cui, con il loro bellissimo stile, vengono illustrati (a mano) e narrati alcuni dati relativi al tennis sulle diverse superfici. Un passaggio in particolare mi ha colpito molto. Poco dopo l’inizio il narratore dice: “Immaginate se il campionato NBA si giocasse prima sul parquet, poi per un po’ sulla sabbia, poi per poche settimane sulla moquette, e poi di nuovo sul parquet, e se su ognuna di queste superfici il basket diventasse praticamente uno sport diverso. Ecco, nel tennis succede questo”. Come esseri umani siamo penso un po’ tutti restii al cambiamento. Specialmente quando i nostri eroi sono ancora qui tra noi e talvolta ci seducono col pensiero di un loro (folle) ritorno nel tour. Ma anche a me seduce l’efficienza, la funzionalità di un giocatore, la capacità di adattamento, la resistenza all’usura, che poi è qualcosa con cui tutti noi dobbiamo fare i conti, anche fuori dal campo e nella vita di tutti i giorni. Quindi perché dovremmo guardare il tennis? Purtroppo perché forse il tennis, con tutti i suoi difetti vecchi e nuovi, ci piace ancora. A noi e anche a quel ragazzo che l’altra sera era rimasto da solo nel royal box a guardare l’ultima partita. Mi sa che le chiavi dell’AELTC per chiudere a fine giornata ce l’aveva lui.
Il tennis non è il basket. La pallacanestro si gioca su una superficie unica, sempre indoor. È quello che sta succedendo nel tennis. Stesse condizioni ambientali ovunque. Una specie di simulacro. Lo show che vince sul gioco. L’uomo strumento della tecnica. Questo non è il futuro, è il drammatico presente. Il Lawn Tennis non esiste più. Non esiste più il gioco. Solo una noiosa simulazione.
Grazie per questa bella navigazione. Se il tennis diventa - forse inevitabilmente - un'altra espressione dell'appiattimento da globalizzazione, con i centri delle città tutti uguali da Cremona a Bangkok, mi passa un po' la voglia di viaggiare…O quantomeno mi chiedo dove posso ancora trovare sorpresa . E sì, bellezza.
È vero, Lendl, con la mescola di erba di oggi, avrebbe vinto a Chuech Road. Forse anche più di un titolo. Ma invece Nole ne avrebbe vinto 7 con l' erba degli anni 80/90 oppure neppure uno. Oppure avrebbe imparato il serve and volley (e a smashiare) diventanto un mostro peggio di quello che è diventato?
Quindi perché dovremmo guardare il tennis? Per vedere la stessa partita ovunque? Ormai siamo al terzo ordine dei simulacri di Jean Baudrillard: il simulacro della simulazione.
Gustoso articolo per me che sono Boomer 👏
C’e un reel di SportsBall uscito pochi giorni fa in cui, con il loro bellissimo stile, vengono illustrati (a mano) e narrati alcuni dati relativi al tennis sulle diverse superfici. Un passaggio in particolare mi ha colpito molto. Poco dopo l’inizio il narratore dice: “Immaginate se il campionato NBA si giocasse prima sul parquet, poi per un po’ sulla sabbia, poi per poche settimane sulla moquette, e poi di nuovo sul parquet, e se su ognuna di queste superfici il basket diventasse praticamente uno sport diverso. Ecco, nel tennis succede questo”. Come esseri umani siamo penso un po’ tutti restii al cambiamento. Specialmente quando i nostri eroi sono ancora qui tra noi e talvolta ci seducono col pensiero di un loro (folle) ritorno nel tour. Ma anche a me seduce l’efficienza, la funzionalità di un giocatore, la capacità di adattamento, la resistenza all’usura, che poi è qualcosa con cui tutti noi dobbiamo fare i conti, anche fuori dal campo e nella vita di tutti i giorni. Quindi perché dovremmo guardare il tennis? Purtroppo perché forse il tennis, con tutti i suoi difetti vecchi e nuovi, ci piace ancora. A noi e anche a quel ragazzo che l’altra sera era rimasto da solo nel royal box a guardare l’ultima partita. Mi sa che le chiavi dell’AELTC per chiudere a fine giornata ce l’aveva lui.
Il tennis non è il basket. La pallacanestro si gioca su una superficie unica, sempre indoor. È quello che sta succedendo nel tennis. Stesse condizioni ambientali ovunque. Una specie di simulacro. Lo show che vince sul gioco. L’uomo strumento della tecnica. Questo non è il futuro, è il drammatico presente. Il Lawn Tennis non esiste più. Non esiste più il gioco. Solo una noiosa simulazione.
Grazie per questa bella navigazione. Se il tennis diventa - forse inevitabilmente - un'altra espressione dell'appiattimento da globalizzazione, con i centri delle città tutti uguali da Cremona a Bangkok, mi passa un po' la voglia di viaggiare…O quantomeno mi chiedo dove posso ancora trovare sorpresa . E sì, bellezza.
È vero, Lendl, con la mescola di erba di oggi, avrebbe vinto a Chuech Road. Forse anche più di un titolo. Ma invece Nole ne avrebbe vinto 7 con l' erba degli anni 80/90 oppure neppure uno. Oppure avrebbe imparato il serve and volley (e a smashiare) diventanto un mostro peggio di quello che è diventato?
Quindi perché dovremmo guardare il tennis? Per vedere la stessa partita ovunque? Ormai siamo al terzo ordine dei simulacri di Jean Baudrillard: il simulacro della simulazione.